Visitare il quartiere delle ceramiche a Grottaglie significa prepararsi ad abbandonare la cognizione del tempo. Una volta sulla via, ci si dimentica del resto, perché l’attenzione viene completamente catturata da tutto quello che si mostra attraverso ciascuna delle botteghe, anche fuori dagli ipogei, lungo la strada dove spesso gli oggetti vengono esposti. Lo sguardo si posa su ogni particolare, dimentica l’orologio.
Camminare per Grottaglie, non solo nell’area dei ceramisti, è un’esperienza dei sensi e, come un bel film, non si può interrompere. In realtà una sola visita (per quanto accurata) non può bastare per ammirare e catturare tutto il bello del quartiere delle ceramiche. Accade che quel flusso di sensazioni che la bellezza ispira debba comunque essere sospeso, per trovare poi il modo e il tempo di essere riabbracciato.
Con le ceramiche negli occhi si prosegue e si esplora la città, con le sue abitudini, le particolarità che la rendono così attraente, come i pumi sulle terrazze, a presidio degli angoli dei cortili, ovunque ci sia uno spazio da riempire con l’idea che si possa favorire l’abbondanza e la fecondità della vita. Il Castello Episcopio e il Museo della Ceramica sono solo le più evidenti manifestazioni della storia del luogo.
È un’esperienza straordinaria entrare in contatto anche con la parte religiosa e mistica (che traspare ovunque) di Grottaglie. Con la cultura che si costruisce ogni giorno, anche dentro un’antica panetteria.
Anche poco fuori dall’area centrale, le testimonianze dello spirito religioso e della storia di questo luogo sono ancora molto presenti. In periferia, per esempio, sulla strada che porta al santuario della Mutata si può ammirare il Complesso dei Paolotti, con la chiesa della Madonna delle Grazie e il convento. Si tratta, tra l’altro, di luoghi del cuore FAI.
Risalgono entrambi al 1500 e per lungo tempo ospitarono l’Ordine dei Frati Minimi. Entrambe le costruzioni esprimono devozione a San Francesco di Paola.
Attenzione però! Quel che potete vedere oggi non corrisponde agli edifici delle origini. Nel 1711 un terremoto devastò l’area e sia la chiesa, sia il convento furono riedificati in stile barocco. La facciata è “semplice”, la sorpresa è all’interno della chiesa dove, nel presbiterio, si può calpestare uno scenografico pavimento a maioliche.
Del convento colpisce il chiostro cinquecentesco, con i portici e le venti arcate a tutto sesto che poggiano su colonne doriche. La storia si legge nelle lunette affrescate che decorano il convento, 32 in totale a raffigurare la vita del santo, a contenere tracce della storia dell’Ordine dei frati Minimi.
Accanto a queste testimonianze della devozione dei grottagliesi per San Francesco da Paola, resti della vita di un tempo, si possono ammirare delle grotte, frequenti in questa parte della Puglia.
Grotte un tempo abitate e ipogei che servivano per la raccolta dell’acqua. Immancabile, anche qui, un frantoio, simbolo della produzione dell’olio locale. Oggi come allora.
Una nota sull’Ordine dei frati che porta un nome che desta molta curiosità (Minimi): nato nel XV secolo per volontà di Francesco di Paola, si distingue per una spiritualità vissuta in modo penitenziale; i frati minimi si dedicano particolarmente alla predicazione e al ministero della riconciliazione ed è vietato loro mangiare carne e derivati, se non in circostanze eccezionali.
Questo modo di vivere la fede giustifica evidentemente il nome dell’Ordine. Massima è invece la soddisfazione che si trae da una visita in questi luoghi, anzi da un soggiorno a Grottaglie.
È la possibilità di scoprire i tanti livelli di questa realtà, le tante meraviglie di questa terra e la capacità dei pugliesi di trarre il meglio da questa risorsa. Il migliore dei soggiorni per chi viaggia è al Monun boutique Hotel & Restaurant SPA.
Fonte: Grazia De Michele