Il Caffè, luogo dove si scrive la vita
Il Caffè, luogo dove si scrive la vita
Aspettando il Monun Cafè

Quando pensiamo al caffè, pensiamo subito alla classica tazzina che accompagna le pause dal lavoro, alla bevanda scura dal profumo seducente che firma e ferma i minuti immediatamente successivi al pranzo, quel momento sottilissimo che separa dal ritorno all’impegno, ai giri vorticosi con quel che resta del giorno. Qualcuno ama suggellare la fine della giornata con un bel caffè dal gusto intenso, per sottolineare il tramonto e quel che raccoglie del presente, promessa del giorno che verrà.

Quando sentiamo pronunciare la parola “caffè”, subito si affollano nella nostra mente anche immagini fatte di parole scambiate con sconosciuti, in un clima di godibile straniamento. Vite sfiorate che non passeranno più davanti alle nostre; noi nelle loro resteremo un soffio sottile, ma profumato.

Incontri con gli amici, imbevuti di chiacchiere e risate oppure pomeriggi solitari passati ad un tavolino, ad osservare il mondo che si agitava intorno a noi, come una bevanda shakerata. Colazioni ricche di ogni bontà, magari in vista di una giornata sulla carta più faticosa delle altre o passaggi fugaci per un sorso di pace da dedicarsi in solitudine. Le conversazioni con chi è al di là del bancone, che conosce i suoi interlocutori senza saperne le vite. Tutte immagini che si traducono in una parola brevissima, come il tempo che si nutre di tempo tra i tavolini e il bancone.

Quella parola è bar.

Quante decisioni importanti abbiamo preso seduti allo sgabello di un bar? Quante riflessioni, quanta spensieratezza, quanti crucci miscelati dentro un cocktail, poi bevuti e assaporati per bene, perché fossero affrontati al meglio.

Ma il bar è anche il luogo privilegiato degli artisti, proprio per le suggestioni che soffiano leggere tra parole volate al vento e bicchieri colmi di “balsami”, verità e notizie che entrano di prepotenza con i passi degli sconosciuti, per appiccicarsi alle pareti. Sedimenti che fanno la storia di un luogo. Napoli, Venezia, San Pietroburgo, Parigi, Roma, San Francisco, Trieste. Ogni angolo del mondo ha il suo Caffè storico. Tavolini amati dai grandi scrittori, dai pittori, da chi ha lasciato un segno indelebile nella cultura mondiale.

Hemingway era un frequentatore de Le Dome, nel quartiere parigino di Montparnasse, bar attraversato anche dall’esistenzialismo di Jean Paul Sartre e dal misticismo di Khalil Gibran. Ma l’autore statunitense amò moltissimo anche Venezia. Qui divenne un assiduo frequentatore dell’Harry’s Bar, dove aveva addirittura un tavolino tutto suo. Fu anche amico di Cipriani, lo storico fondatore del locale. Chissà quali e quanti appunti scritti a quel tavolino nella città sull’acqua, sono poi entrati nei suoi romanzi. Anche il Caffè Greco, nel cuore di Roma, deve aver ispirato pagine eterne quanto la capitale, a Percy Shelley, John Keats, Goethe e Schopenhauer. E che dire del Caffè Vesuvio? Non a Napoli, patria della bevanda, ma oltreoceano, a San Francisco. Il locale vide passare tutta la Beat Generation.

Sulla strada di un Caffè sono tante le vite che si incrociano.

Affacciato su piazza Rossano è già pronto un luogo, il Monun Cafè, che aspetta di vivere la sua storia.

Costruendola, insieme con voi, momento dopo momento, giorno dopo giorno, caffè dopo caffè.