Là dove si possono incontrare i Perdoni
Là dove si possono incontrare i Perdoni
Al Monun per i Misteri della Settimana Santa

Un soggiorno al Monun significa un “momento” di meritato relax, nella migliore accoglienza possibile e nel solco della tradizione culinaria mediterranea, declinata in tutte le sue sfumature. Se aggiungiamo a questi elementi anche il periodo dell’anno in corso: la primavera, con la Pasqua imminente, ecco che la vacanza diventa perfetta

Venire al Monun, in questo momento dell’anno, significa infatti regalarsi un incontro con la storia: l’occasione di conoscere una delle più antiche tradizioni di Taranto. A pochissimi chilometri da Grottaglie, tra il giovedì e il sabato santo (il 18 e il 20 aprile, quest’anno), è possibile assistere ai riti della Settimana Santa

Tra i più antichi d’Italia (quelli tarantini risalgono all’epoca della dominazione spagnola), rappresentano la sopravvivenza di un passato remoto ricco di fascino e mistero. Pur trattandosi di una manifestazione legata alla religione, i riti non sono motivo d’attrazione solo per i credenti. Nemmeno i laici, infatti, possono fare a meno di interessarsi a quello che è diventato un tratto distintivo di questo angolo di Puglia. Oltretutto, i Paesi al mondo in cui sopravvivono questo genere di riti, sono pochissimi.

La vita di Taranto e della sua provincia si concentra, in quei giorni, nelle vie della Città Vecchia e del Borgo, dove accanto a chi frequenta quotidianamente questi luoghi, perché vi lavora o vi abita, compaiono “strane” figure di uomini chiamati Perdoni. Appartengono alla Confraternita di Maria SS. Addolorata e San Domenico e a quella del Carmine; il loro nome deriva probabilmente dai pellegrini che si recavano a Roma per chiedere perdono per i loro peccati.

Durante la processione tarantina, i cosiddetti Perdoni procedono lentissimi, attraversando la città a piedi scalzi e con indosso solo un camice bianco. Non è possibile vedere i loro volti, poiché sono coperti da un cappuccio bianco, con due piccoli fori all’altezza degli occhi. Sulla testa hanno una corona di spine, come quella di Gesù, simboli religiosi appesi in vita e una cinta di cuoio che simboleggia la frusta con la quale Cristo fu torturato. 

Sono loro i protagonisti delle Processioni dei Misteri e dell’Addolorata, con le statue che rappresentano i vari momenti della Via Crucis. Durante la Settimana Santa tutta la città in qualche modo si ferma, e al tempo stesso si anima. I partecipanti: curiosi, credenti, turisti e passanti fanno un viaggio indietro nel tempo, i riti sono seguitissimi anche in televisione. Fiumi di parole sono stati scritti anche dagli storici su questo particolarissimo modo di celebrare la Settimana Santa. E’ un’esperienza che vi consigliamo caldamente. Restare delusi è impossibile.