Ritmi incalzanti e ripetitivi. Testi cupi e aggressivi, sound di derivazione hip-hop. Tutti sanno chi sono i trapper. Il termine, in realtà, ha anche un altro significato: identifica gli escursionisti, amanti della natura. Ma alle orecchie di un abitante di Grottaglie di una certa età, la parola trap suona diversamente che a quelle di un newyorkese.
Qui la “musica” è un’altra.
Nella terra delle ceramiche, sede dell’antico complesso edilizio che ospita il Monun Hotel, oltre a chi ascolta e magari prova a fare la “trap music”, ci sono i trappitari, o meglio c’erano. Persone abituate a tutt’altro genere di suoni, anche se incalzanti e ripetitivi come quelli della “musica trap”.
Erano i suoni della spremitura delle olive, del movimento delle mole, della pietra.
Braccia robuste e volti scolpiti dalla fatica, questi uomini lavoravano nei frantoi ipogei, ovvero trapeti (in latino “trapetum”, al singolare), quindi trappeti in pugliese. Vi sono esempi di questi luoghi in tutta la regione, dal Gargano al Salento, e una vacanza al Monun può anche significare dedicare qualche ora alla loro scoperta. Grotte scavate nel tufo, sotto terra, dove probabilmente il clima era più adatto alla lavorazione delle olive, per la produzione dell’olio.
Quintali dei frutti più rappresentativi della Puglia venivano raccolti e scaricati nei magazzini di questi antichi frantoi. Con tanta fatica, da parte dei trappitari, le olive venivano messe “sotto torchio”, per trasformarsi in olio.
Tutte le operazioni erano guidate dalla mano dell’uomo; oggi chi lavora in un frantoio, in genere aziona dei macchinari e supervisiona le varie fasi della produzione. Sempre una grande responsabilità, ma in termini di “sudore”, si tratta di un impegno, per fortuna, meno schiacciante di quello che si assumevano i trappitari.
In alcune aree della Puglia, si usa questa parola, presa in prestito dalla cultura agricola, per riferirsi a persone maldestre, dai modi grossolani. Gli antichi frantoi ipogei (sotto terra, per l’appunto) sono vivi tuttora, ma sono utilizzati per l’esposizione delle bellissime ceramiche prodotte dai maestri artigiani di Grottaglie. Lungo la Gravina di San Giorgio, e non solo, se ne possono incontrare diversi esempi.
E che cos’è l’olio se non il prodotto che compare in tutti o quasi (escludendo forse i dolci) i piatti del Menu del Monun Restaurant?
Re della tavola mediterranea, medicina naturale, ingrediente di molti cosmetici, sano e gustoso condimento, è possibile assaporarne la purezza sul pane preparato con il lievito madre e appena sfornato. Proprio comodamente seduti nell’elegante sala del ristorante.
Mentre pensate ai piatti da ordinare, un olio biologico al 100% viene versato, come fosse vino, in appositi piccoli contenitori in ceramica. Ciascun commensale ha il suo e può intingervi il pane caldo, quando e quanto vuole; ed è musica per il palato.
Comincia così il pasto al Monun Restaurant, magari proprio al ritorno da una visita ad un ex trappeto. Che ne dite?