La FOC’RA di Grottaglie: un falò dal sapore antico
La FOC’RA di Grottaglie: un falò dal sapore antico
Il Salento terrà di falò dai sapori antichi

È quasi sorprendente come un popolo si porti dietro tradizioni ed usanze millenarie e riesca a mantenerne vivo il fascino di generazione in generazione.
Questa è la storia del falò, un rituale dall’origine antica ma che accomuna, nella sua semplice spettacolarità, culture e popoli diversi.

Il rituale del fuoco viene da sempre associato alla purificazione e alla consacrazione, quindi all’allontanamento degli influssi malefici ed in esso si fondono tradizioni pagane e cristiane. Ritroviamo riti della stessa natura in tutta Europa, dalla Scandinavia al Mediterraneo, sempre con le stesse caratteristiche. I significati attribuiti sono molteplici, diversi, ma profondamente simili, per esempio in alcune culture era il mezzo con cui l’uomo esprimeva il suo bisogno di dominare le forze della natura ed esorcizzare l’ignoto, una sorta di “vittoria sulle tenebre”, in altre significava rompere il freddo della notte invernale, in altre ancora era un rituale di fertilità, sia per gli uomini che per la natura.

Nelle campagne, i contadini accendevano i falò in determinati periodi dell’anno per propiziare un’annata di buoni raccolti ed allontanare i mali e le avversità. Venivano raccolte le sterpaglie ed i rami e ne veniva fatto un rogo per poi spargere le ceneri nei campi al fine di propiziare il raccolto.

Talvolta i contadini raccoglievano un po’ di cenere e se la spargevano sui capelli o sul corpo come protezione contro i mali. Questa tradizione è sempre stata così radicata, quasi a far parte dell’uomo stesso, che non è stata interrotta neanche dalla tradizione cristiana, anche se è mutato il significato, legandolo soprattutto alla celebrazione di feste religiose come Sant’Antonio Abate, San Giovanni, San Lorenzo ed altri Santi protettori.

In molti casi, e per le festività più importanti, i fuochi si richiamano da una parte all’altra delle colline o dei fiumi sia per rendere “visibile” la condivisione del culto sia come sfida tra fazioni rivali.

Il fuoco era, ed è ancora oggi, anche un’occasione per ritrovarsi e stare insieme in un momento di festa, un modo per rivivere ogni volta quel senso di identità che più o meno consciamente ci appartiene. La tradizione italiana dei falò viene ricordata anche da Cesare Pavese, nel suo famosissimo romanzo “La Luna e i falò”.

Il falò, però, in molte parti di Italia è legato a celebrazioni religiose.

Nel Nord-Est Italia, falò sono effettuati per l’Epifania (6 gennaio).

Sulla cima del falò è collocata una strega di paglia vestita con abiti vecchi. La tradizione ha probabilmente origini pre-cristiane e simboleggia l’anno vecchio che è bruciato e che quindi è pronto per nascere nuovamente.

Nel Nord-Ovest nel territorio Italiano ma anche nel Sud Italia si festeggia ancora oggi con la Festa di San Giuseppe (19 marzo) il rito serale del Falò, che segna il passaggio dall’inverno alla primavera. Con il falò viene anche bruciato un fantoccio, la “vecchia”, che simboleggia l’inverno.

Il rito risale all’antico popolo dei Liguri, in occasione del particolare momento astronomico dell’equinozio, poi la tradizione pagana si fuse con quella cristiana celtico-irlandese dei monaci di San Colombano, giunti in epoca longobarda. Un tempo in tutte le vallate ardevano migliaia di falò, che infiammavano di un tenue rossore le serate della zona. Oggigiorno. i falò ardono ancora nei centri comunali con piccole sagre e canti.

Bobbio la festa è una tradizione millenaria, infatti furono i monaci irlandesi dell’Abbazia di San Colombano, fondata nel 614, a coniugare il rito pagano con quello cristiano (luce che sconfigge le tenebre).

Nel territorio circostante Milano i falò si accendono in prossimità del 17 gennaio, ricorrenza di S. Antonio abate, da cui la festa prende il nome popolare di “Falò di S. Antonio”. Il fuoco costituisce uno degli attributi iconografici legati alla figura di S. Antonio, al punto che ad alcune patologie caratterizzate da esantemi cutanei viene dato ancora oggi il nome “Fuoco di S. Antonio”.

La tradizione dei falò è tuttora viva persino in alcuni parchi pubblici di Milano: nel Parco delle Cave e nel Boscoincittà si accompagna abitualmente a canti popolari, danze e alla degustazione di vin brulé. Da secoli, presso Linterno[4] e numerose altre cascine[5] dell’ovest milanese, fa parte della tradizione il trarre auspici dal movimento della “barba” del santo, ovvero dalla fine sospensione di materiale incandescente che i contadini producono smuovendo con forche da fieno la brace del falò quando la fiamma viva del materiale combustibile si è spenta.

In Sardegna è conosciuto a livello provinciale e regionale il falò che si celebra per i festeggiamenti di Santa Reparata a Narbolia. Il giorno prima della ricorrenza del martirio (8 ottobre) quindi il 7 ottobre nel paese si accende un grande falò che è stato precedentemente portato dai giovani del paese.

La ricorrenza si chiama “Su Cavalloi”. Infatti sono i giovani che recandosi in territorio di Narbolia a Is Arenas prendono la legna. Si parte alle 6 della mattina e si ritorna alle 6 in paese. Solitamente sono 3 o 4 trattori pieno di legna con i giovani ubriachi sopra. È una delle ricorrenze più caratteristiche dell’intera provincia di Oristano.

Nel Salento e nella Provincia Jonica i falò sono denominati focare e avvengono in quasi tutti i paesi in coincidenza con la festa di Sant’Antonio Abate a gennaio, per la costruzione si usano gli scarti della potatura della vigna, il più famoso (per dimensioni) è quello di Novoli ed il più grande in Italia è quello di San Marzano di San Giuseppe, occasione folkroristica di spicco a livello internazionale.

Anche Grottaglie ha la sua tradizione di falò.

La focra, così si chiama il falò della città delle ceramiche, in onore di San Ciro il 31 gennaio è una tradizione antichissima di sapore Magno Greco e la sua grande pira arde altissima e nulla a che invidiare a quella di Novoli.

Approfittando della grande tradizione della Foc'ra di Grottaglia, usualmente collegata a manifestazioni e mercatini, si può approfittare per una permanenza al Monun Hotel che vi accoglierà con il calore di quel momento così magico.